giovedì 13 novembre 2008

LA CARITA' E' MAGNANIMA - Discussione

Abbiamo ripreso oggi, nel corso della terza riunione formativa per le confraternite di Cinquefrondi, il tema lanciato 15 giorni fa, ovvero: LA CARITA' E' MAGNANIMA. Anche questa sera c'è stata una buona affluenza, eravamo circa 30 persone, ed una partecipazione concreta ed interessata ai temi introdotti da Don serafino. Da sottolineare l'assenza del Presidente della Confederazione certamente dovuta e giustificata da impegni improrogabili visti i moltepli incarichi rivestiti nonchè di natura professionale. Si è discusso sul concetto di peccato e sul concetto di perdono ma soprattutto su come e perchè il perdono deve essere concesso. Di grande aiuto è stato lo spunto di riflessione che era stato distribuito la scorsa settimana e che potete visualizzare cliccando sul collegamento attivo sul titolo del tema. Per quanto riguarda il concetto di peccato si è discusso su come tutti siamo ovviamente peccatori e come il peccato è tale se c'è la consapevolezza o, ancor peggio, la volontà di porlo in essere. Il perdono è il più grande dono di Dio e sempre viene concesso; anche quando noi alcuni modi di agire ce li portiamo dietro per tutta la vita. E' chiaro che al monento della confessione ci deve essere un pentimento serio e la volontà di cambiare atteggiamento verso una conversione reale. Quindi è importante il proposito di convertirsi ed è relativo se per nostra debolezza si ricade inconsciamente nel peccato mentre chiaramente diverso è se si pecca confidando nella confessione come se questa fosse una doccia che lava via lo sporco. No. Questo è un modo sbagliato di intendere il concetto di perdono. Dobbiamo quindi sforzarci e proporci di cambiare atteggiamento per ottenenere il perdono. Ciò comunque non è ancora sufficiente. Per essere perdonati dobbiamo perdonare. Chi ? Il nostro prossimo. Non avremo nessun perdono se non perdoniamo chi ci ha fatto un torto e questo perdono deve essere sincero e gratuito sino a riuscire ad avere rapporti amichevoli verso chi ci ha fatto un torto. Le scritture lo dicono chiaro ma soprattutto lo dice Gesù. La magnanimità sta proprio in questo. Nella generosità del gesto di perdonare. Il prossimo appuntamento è fissato per giovedì 27 Novembre dove tratteremo un'altra caratteristica della carità, ovvero "LA CARITA' E' BENIGNA". Come consuetudine è stato distribuito il testo che segue affinchè possa essere letto e meditato a casa singolarmente per poi essere oggetto di discussone la prossima volta. LA CARITA' È BENIGNA 1. La benignità è frutto del cuore buono, benevolo, che a imitazione di Dio vuole e cerca solo il bene dei fratelli: « cercate sempre il bene, tra voi e con tutti », esorta S. Paolo (1 Ts 5, 15). Se il cuore è buono, sono buoni anche i pensieri, sono benevoli anche i giudizi. « E perché guardi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello mentre non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? » (Mt 7,3 ). Quanto più l'uomo è povero di virtù, tanto più i suoi difetti gli sembrano lievi e gravi invece quelli degli altri, particolarmente se urtano la sua sensibilità. È perciò tentato di erigersi a giudice del prossimo, condotta che denuncia la pochezza del suo amore. È troppo facile che una certa dose di questo spirito critico si annidi anche in coloro che si danno alla pietà e forse vivono all'ombra del santuario. Ma ciò mina in radice la vita spirituale perché ferisce la carità che ne è il fondamento. Se dove regnano la carità e l'amore là Dio è presente, dove la carità e l'amore scarseggiano Dio non dimora volentieri, nulla o quasi è la comunione con lui e della vita di pietà resta solo l'impalcatura esterna. Il giudizio spetta a Dio solo, perché lui solo scruta i cuori. « L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore » ( 1 Sam 16, 7). Non conoscendo le intenzioni e le circostanze dell'agire altrui, il giudizio dell'uomo - a meno che non vi sia tenuto per ufficio - è sempre temerario e usurpa i diritti di Dio.« E chi sei tu - grida S. Paolo - che giudichi l'altrui servo? Stia in piedi o cada, ciò riguarda il suo padrone » (Rm 14,4), Il padrone è Dio, al tribunale del quale tutti ci presenteremo: « ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso » (ivi 12), Il giudizio intransigente è condannato da Gesù, che applica ad esso la norma data per il perdono: « Non giudicate per non essere giudicati; perché col giudizio col quale giudicate sarete giudicati » (Mt 7, 1-2). Invece di giudicare il prossimo la carità nutre per lui sentimenti di misericordia, preoccupandosi di scusare piuttosto che di condannare. 2. Agli, operai della prima ora che mormoravano perché quelli dell'ultima erano trattati alla loro stregua, il padrone della vigna diceva: « non posso fare, delle cose mie quello che voglio? o il tuo occhio è cattivo perché io sono buono? » (Mt 20, 15). Se l'occhio è maligno, il cuore non è benevolo verso il prossimo; di conseguenza il bene degli altri suscita scontento, gelosia, invidia. La carità, al contrario, « non è invidiosa » (1 Cr 13,4), anzi gode del bene altrui, lo favorisce, lo procura, anche se facendo questo dovesse scapitarne personalmente, « Rallegrati del bene degli altri come se fosse tuo - dice S. Giovanni della Croce - cerando sinceramente che questi siano preferiti a te in tutte le cose... Cerca di fare ciò specialmente con coloro che ti sono meno simpatici » (Ct 13 ). La condotta del cristiano verso il prossimo deve riflettere la benignità e l'amore di Dio, per la bontà del quale siamo stati salvati (Tt 3, 4). Benignità nei sentimenti, nei pensieri, nelle parole, nelle azioni, come continuamente inculca la Sacra Scrittura. S. Pietro esorta a deporre « le invidie e ogni maldicenza » ( 1 Pt 2, 1 ). S. Giacomo raccomanda: « Non sparlate gli uni degli altri, o fratelli. Chi sparla del fratello, o giudica il fratello, parla contro la legge » ( Gc 4, 11 ). La legge della carità che Cristo ha lasciato ai suoi discepoli, è lesa da simili comportamenti; di conseguenza l'amicizia con Cristo viene diminuita, raffreddata. Come dimenticare le sue parole: « Voi siete miei amici, se farete quello che io vi comando » (Gv 15, 14)? E il suo comandamento più caro è appunto quello dell'amore scambievole. Anche S. Paolo insiste: « Agite senza mormorazioni e critiche, affinché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati » (Fl 2, 14-15). Immacolati nella pratica di una carità benevola e pura che cerca il bene altrui e non l'appagamento del proprio cuore o il proprio tornaconto. La carità infine è benigna nei modi affabili e cortesi, è benigna nel seminare bontà dovunque, anche dove sembra che questa manchi. In ogni uomo, fosse pure malvagio, c'è del bene, è l'orma di Dio che l'ha creato. È compito della bontà scoprire e far riaffiorare questo bene. La bontà del cristiano deve essere simile a quella di Dio che crea il bene in quelli che ama. PREGHIERE: Aiutami, Signore, a non vedere nel mio prossimo nient'altro che le virtù e le buone opere, e a coprirne i difetti con la considerazione dei miei peccati. In tal modo, mi condurrai a poco a poco a una grande virtù, a quella cioè di considerare gli altri migliori di me: virtù che comincia sempre da qui, ma per questo ho bisogno del tuo aiuto, Signore, senza del quale non posso far nulla, tanto mi è necessario. Aiutami a fare il possibile per meritarla, allora tu che non ti rifiuti a nessuno, me la darai senza dubbio. S. TERESA DI GESÙ, Vita 13, 10 O Signore, per rendermi favorevole il tuo giudizio, o piuttosto per non essere giudicata affatto, voglio avere sempre pensieri caritatevoli, perché tu hai detto: « Non giudicate e non sarete giudicati ». Quando il demonio cerca di mettermi davanti agli occhi dell'anima i difetti di qualche sorella..., aiutami a cercare subito le sue virtù, i suoi buoni desideri... Se l'ho vista cadere una volta, ella può ben aver riportato un gran numero di vittorie che nasconde per umiltà, e perfino ciò che mi pare un errore può benissimo essere, a causa dell'intenzione, un atto di virtù. S. TERESA DI GESU' B., Scritto Autobiografico C 291. 290

0 commenti: